Gli impianti della Sicilia orientale a rischio sismico

DiGiovanna Di Mauro

Gli impianti della Sicilia orientale a rischio sismico

Sono 1.100 gli impianti chimici a rischio sismico

La zona piu’ esposta, hanno spiegato gli esperti nel corso di un convegno, e’ la Sicilia orientale

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Pubblicato sul Canale COMMUNITY NEWS il 14 febbraio 2013
Sono circa 1.100 gli impianti a rischio di incidente rilevante (Rir) in Italia e l’area più esposta è quella della Sicilia orientale, con i petrolchimici di Priolo Gargallo e di Milazzo. Sono questi alcuni temi discussi nel corso di un convegno sulla sicurezza sismica degli impianti chimici, organizzato dall’Enea a Roma in collaborazione con il Glis (Gruppo di lavoro isolamento sismico).
L’Enea ha avviato da tempo una discussione nell’ambito della comunità scientifica per porre in evidenza la necessità di valutare accuratamente la vulnerabilità delle strutture e dei componenti. Sulla base di queste analisi si potrà avviare un programma per l’adeguamento sismico degli impianti esistenti, partendo dalle situazioni più a rischio di incidente, che saranno valutate in funzione della pericolosità sismica, della vulnerabilità degli impianti e delle potenziali conseguenze dannose sulla popolazione e sull’ambiente.
“Il problema della sicurezza degli impianti in Italia è un aspetto che non possiamo affatto sottovalutare – osserva Giovanni Lelli, commissario dell’Enea -, dato che quasi tutto il nostro territorio è esposto al rischio sismico. La consapevolezza della vulnerabilità del nostro territorio richiede una cultura della prevenzione e l’attuazione di interventi di messa in sicurezza, i cui costi sono nettamente inferiori a quelli necessari per la bonifica e la ricostruzione dopo un incidente, senza contare le perdite connesse alla destabilizzazione del ciclo economico-produttivo”.
Alessandro Martelli, presidente Glis, denuncia il fatto che “non esista una normativa specifica per laprogettazione degli impianti chimici” e soprattutto che manchi “un’analisi della vulnerabilità dell’esistente. Se, per esempio, si ripetesse il terremoto del 1693 nella piana di Catania – osserva Martelli – avremmo il più grave disastro ambientale del Mediterraneo”.
fonte http://www.chimici.info/sono-00-gli-impianti-chimici-a-rischio-sismico_community_news_x_2453.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=newsletter_chimici_6_14_02_2013

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