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DiGiovanna Di Mauro

UNI, nascono le “prassi di riferimento”, una risposta tempestiva per mercati che cambiano

L’idea di definire nel sistema UNI una forma di documento para-normativo nazionale nasce dalle iniziative già perseguite da ISO, CEN e da numerosi enti di normazione nazionali di disporre di una modalità di condivisione e formalizzazione di contenuti tecnici innovativi – spesso sulla base di documenti già consolidati in forma privata o consorziata – nella quale la limitazione del coinvolgimento delle parti interessate (e quindi del livello di consenso) sia funzionale alla rapidità dell’iter quindi al ruolo di trasferimento della conoscenza richiesto al mondo della normazione.
Il Consiglio Direttivo ha rivolto la propria attenzione a tali forme di elaborazione tecnica già nel biennio 2009-2010 affrontando il tema della qualità e sostenibilità dei processi organizzativi e della filiera dei servizi; nelle Linee Politiche UNI 2011-2013 ha voluto confermare l’utilità di regolamentare nuove forme di pubblicazioni para-normative, frutto di collaborazioni con soggetti istituzionali, al fine di accrescere la cultura dell’innovazione e preparare i contesti di sviluppo per le attività di normazione, in particolare – ma non solo – nel settore dei servizi.
Sono quindi state definite le caratteristiche (tramite un’apposita regolamentazione e una procedura) di una nuova tipologia di documento UNI, denominata “prassi di riferimento” ed approvata dagli organi direttivi dell’Ente.
Una sezione dedicata del sito (la voce “Le prassi di riferimento” nel menu “Conoscere”) presenta nel dettaglio gli aspetti fondamentali (di processo, contenuto e forma) della nuova linea di pubblicazioni UNI.
In sintesi, le prassi di riferimento sono documenti che introducono prescrizioni tecniche o modelli applicativi settoriali di norme tecniche, elaborati sulla base di un rapido (al massimo 8 mesi dall’approvazione della richiesta) processo di condivisione ristretta ai soli autori, verificata l’assenza di norme o progetti di norma allo studio sullo stesso argomento.
Gli autori sono anche i committenti del lavoro, poiché sono tenuti a firmare un contratto che – oltre a specificare il titolo, lo scopo, le risorse, i tempi… – definisce anche gli aspetti economici connessi al finanziamento della realizzazione della prassi. Naturalmente il “profilo” del committente/autore deve assicurare una rappresentatività ampiamente riconosciuta dal mercato: per esempio può essere un’entità pubblica o un consorzio di organizzazioni.
Agli autori sopra citati si possono aggiungere esperti del sistema UNI, che possono portare esperienze specifiche in ambiti limitrofi già normati.
Poiché le prassi non sono documenti normativi, sono elaborate in appositi “Tavoli” indipendenti dagli organi tecnici del Sistema UNI ma comunque sotto la conduzione operativa dell’UNI, che ne cura anche la pubblicazione.
Nelle scorse settimane sono già pervenute le prime richieste di studio ed emanazione di prassi di riferimento, per le quali si stanno svolgendo le prime fasi del processo: potremmo probabilmente avere la prima UNI/PdR entro la fine dell’anno!
Le prassi di riferimento sono strumenti al servizio della normazione e del mercato: nell’ottica del miglioramento continuo il Sistema UNI deve dotarsi di processi e strumenti capaci di rispondere alle sollecitazioni del mercato (come ad esempio l’inchiesta pubblica preliminare), che richiede tempi sempre più ridotti ed interventi a valore aggiunto. Questa nuova forma di pubblicazione para-normativa (particolarmente adatta ad argomenti caratterizzati da un ridotto grado di consolidamento nella società) va nella direzione auspicata di accrescimento della cultura dell’innovazione e di preparazione dei contesti di sviluppo per le future attività di normazione.
Fonte http://www.uni.com/index.php?option=com_content&view=article&id=1355:nascono-le-prassi-di-riferimento&catid=111:generale&Itemid=546